È meritevole di censura la decisione del giudice del merito di non ammissione della prova testimoniale ex art. 621 c.p.c., nelle ipotesi ivi consentite, sul rilievo della ritenuta insuperabile necessità di provare con certezza la data del pagamento dell’acquisto del bene da parte dell’opponente

maglioÈ meritevole di censura la decisione del giudice del merito di non ammissione della prova testimoniale ex art. 621 c.p.c., nelle ipotesi ivi consentite, sul rilievo della ritenuta insuperabile necessità di provare con certezza la data del pagamento dell’acquisto del bene da parte dell’opponente; tale data è, invero, irrilevante ai fini del decidere, in quanto il pagamento di regola non incide sul perfezionarsi dell’acquisto della proprietà.

Cass. civ. Sez. I, 09/11/2016, n. 22834 Continua »

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In tema di fallimento, la relativa domanda rappresenta un’azione a contenuto meramente processuale, rispetto alla quale l’accertamento del credito si pone come incidentale ai fini della legittimazione al ricorso.

diritto-fallimentareIn tema di fallimento, la relativa domanda rappresenta un’azione a contenuto meramente processuale, rispetto alla quale l’accertamento del credito si pone come incidentale ai fini della legittimazione al ricorso. Pertanto, ai fini della individuazione del soggetto di cui all’art. 6 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, “creditore” è qualsiasi soggetto che vanti un credito nei confronti dell’imprenditore, non necessariamente certo, liquido, esigibile, ma anche non ancora scaduto o condizionale, non ancora munito di titolo esecutivo, sia pure idoneo, in prospettiva, a giustificare un’azione esecutiva e che deve essere oggetto dell’imprescindibile delibazione incidentale del giudice fallimentare.

Cass. civ. Sez. I, 17/11/2016, n. 23420 Continua »

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Il lodo che decide parzialmente il merito della controversia, immediatamente impugnabile ex art. 827, comma 3, c.p.c., è sia quello di condanna generica ex art. 278 c.p.c., sia quello che decide una o alcune delle domande proposte senza definire l’intero giudizio

rid_6583001arbitroIl lodo che decide parzialmente il merito della controversia, immediatamente impugnabile ex art. 827, comma 3, c.p.c., è sia quello di condanna generica ex art. 278 c.p.c., sia quello che decide una o alcune delle domande proposte senza definire l’intero giudizio. Non sono, invece, immediatamente impugnabili i lodi che decidono questioni pregiudiziali o preliminari.

Cass. civ. Sez. Unite, 18/11/2016, n. 23463 Continua »

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Il preteso creditore che proponga opposizione allo stato passivo, dolendosi dell’esclusione di un credito del quale aveva chiesto l’ammissione, è onerato dalla prova dell’esistenza del credito medesimo, secondo la regola generale di cui all’art. 2697 c.c.

image1Il preteso creditore che proponga opposizione allo stato passivo, dolendosi dell’esclusione di un credito del quale aveva chiesto l’ammissione, è onerato dalla prova dell’esistenza del credito medesimo, secondo la regola generale di cui all’art. 2697 c.c. Qualora il Fallimento dinanzi alla pretesa creditoria in tal modo azionata nei suoi confronti, riferita ad una somma dovuta in forza di un contratto a prestazioni corrispettive, formuli eccezione di inadempimento, il riparto degli oneri probatori segue le regole ordinarie. Di talché, mentre il creditore che agisce per l’adempimento (la risoluzione o il risarcimento del danno) deve provare solo la fonte del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione dell’altrui inadempimento, sul debitore grava l’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento. Il medesimo criterio di riparto dell’onere della prova deve ritenersi applicabile anche nel caso in cui il debitore si avvalga dell’eccezione di inesatto adempimento.

Cass. civ. Sez. I, 23/09/2016, n. 18705     Continua »

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La proposizione, da parte del curatore, dell’azione prevista dall’art. 146 della legge fallimentare (R.D. n. 267 del 1942), rientra nella competenza della sezione specializzata del tribunale delle imprese in tema di azioni di responsabilità degli amministratori

amministratore-di-fatto-e-prestanome-della-societa-responsabilita-penale-370x230La proposizione, da parte del curatore, dell’azione prevista dall’art. 146 della legge fallimentare (R.D. n. 267 del 1942), rientra nella competenza della sezione specializzata del tribunale delle imprese in tema di azioni di responsabilità degli amministratori da chiunque proposte, non operando in tal caso la vis actractiva del tribunale fallimentare, la quale presuppone un rapporto non occasionale della domanda proposta rispetto alla procedura fallimentare e la sua rilevanza ai fini dell’accertamento del passivo. Militano nei termini di cui innanzi anche la identità contenutistica delle azioni di responsabilità e dell’azione ex art. 146 L.F., il riconoscimento della vis actractiva a favore della competenza per materia del tribunale delle imprese relativamente alle controversie introdotte precedentemente alla novella apportata con D.L. n. 1 del 2012 e la indifferenza del soggetto proponente l’azione di responsabilità ai fini del radicamento della competenza per materia.

Cass. civ. Sez. VI – 1 Ordinanza, 29/09/2016, n. 19340    

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La percezione dei canoni in caso di contratto di locazione stipulato dal proprietario dei beni pignorati, dopo il pignoramento e senza l’autorizzazione giudiziale, spetta al custode

casa_acquisto-jpgLa percezione dei canoni in caso di contratto di locazione stipulato dal proprietario dei beni pignorati, dopo il pignoramento e senza l’autorizzazione giudiziale, spetta al custode. La mancata autorizzazione alla stipula del contratto di locazione comporta la inopponibilità dello stesso alla procedura ed essendo il pignoramento anteriore alla disposizione del bene da parte del debitore, il custode ha diritto a percepire, con preferenza rispetto al proprietario del bene pignorato, i frutti derivanti dall’uso dell’immobile. Peraltro, non si comprende quale potrebbe essere la necessità di tutelare un soggetto, avente causa da un debitore esecutato, pienamente consapevole degli effetti pregiudizievoli gravanti sul bene acquistato.

Cass. civ. Sez. III, 29/09/2016, n. 19264  Continua »

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In ordine al concordato preventivo, il termine fissato dal tribunale, ex art. 163 della legge fallimentare (R.D. n. 267 del 1942), per il deposito della somma che si presume necessaria per l’intera procedura ha carattere perentorio

concprevenIn ordine al concordato preventivo, il termine fissato dal tribunale, ex art. 163 della legge fallimentare (R.D. n. 267 del 1942), per il deposito della somma che si presume necessaria per l’intera procedura ha carattere perentorio. Ed infatti, la prosecuzione di essa richiede la piena disponibilità, da parte del commissario, dell’importo a tal fine destinato e siffatta esigenza può essere soddisfatta solo con la preventiva costituzione del fondo nel rispetto del predetto termine, da considerarsi improrogabile, con conseguente inefficacia del deposito tardivamente effettuato.

Cass. civ. Sez. I, 23/09/2016, n. 18704   Continua »

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