In materia fallimentare gli effetti della c.d. consecuzione, ovvero della considerazione unitaria della procedura di concordato preventivo, cui succeda quella di fallimento, comportante, con riguardo alla revocatoria fallimentare, la retrodatazione al momento dell’ammissione del debitore alla prima di esse, del termine iniziale del periodo sospetto, ciò che rileva non è la legittimità di tale ammissione ma il fatto che un’ammissione vi sia stata e una procedura di concordato sia iniziata

cpfallIn materia fallimentare gli effetti della c.d. consecuzione, ovvero della considerazione unitaria della procedura di concordato preventivo, cui succeda quella di fallimento, comportante, con riguardo alla revocatoria fallimentare, la retrodatazione al momento dell’ammissione del debitore alla prima di esse, del termine iniziale del periodo sospetto, ciò che rileva non è la legittimità di tale ammissione ma il fatto che un’ammissione vi sia stata e una procedura di concordato sia iniziata. Ciò impone di considerare la successiva dichiarazione di fallimento come conseguenza del medesimo stato di insolvenza già a fondamento dell’ammissione al concordato preventivo. Invero, il giudice investito dell’azione revocatoria, come non può sindacare la legittimità della sentenza dichiarativa di fallimento, allo stesso modo non può rivalutare i presupposti di ammissione al precedente concordato.

Cass. civ. Sez. I, 13/04/2016, n. 7324 Continua »

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La procura ad litem è l’atto formale con il quale si conferisce al difensore lo ius postulandi, ovvero il ministero di rappresentare la parte in seno al processo Trattasi di un negozio unilaterale processuale, formale ed autonomo con il quale si conferisce al difensore il potere di rappresentanza in giudizio

firma-procura-220x118La procura ad litem è l’atto formale con il quale si conferisce al difensore lo ius postulandi, ovvero il ministero di rappresentare la parte in seno al processo Trattasi di un negozio unilaterale processuale, formale ed autonomo con il quale si conferisce al difensore il potere di rappresentanza in giudizio. La legge non determina il contenuto minimo della procura limitandosi a distinguere tra procura generale e speciale e stabilire che il difensore può compiere e ricevere, nell’interesse della parte, tutti gli atti del processo che dalla legge non sono riservati espressamente alla stessa. E’ inibito al procuratore, il compimento degli atti di disposizione del diritto contestato, in mancanza di espresso incarico.

Cass. civ. Sez. Unite, 14/03/2016, n. 4909 Continua »

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L’avvocato che abbia conseguito il titolo professionale, equivalente a quello Italiano, in un altro Paese membro può chiedere di essere integrato con il titolo di avvocato italiano e l’iscrizione all’Albo ordinario, dimostrando al Consiglio dell’Ordine effettività e regolarità dell’attività svolta in Italia come professionista comunitario stabilito

avvocatoL’avvocato che abbia conseguito il titolo professionale, equivalente a quello Italiano, in un altro Paese membro, avvalendosi della procedura di “stabilimento-integrazione” di cui alla direttiva 98/5/CE, finalizzata a facilitare l’esercizio permanente della professione in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica, può chiedere l’iscrizione nella Sezione speciale dell’Albo italiano del Foro nel quale voglia eleggere domicilio professionale in Italia, utilizzando il proprio titolo d’origine e, al termine di un periodo triennale di effettiva attività in Italia, può chiedere di essere integrato con il titolo di avvocato italiano e l’iscrizione all’Albo ordinario, dimostrando al Consiglio dell’Ordine effettività e regolarità dell’attività svolta in Italia come professionista comunitario stabilito.

Cass. civ. Sez. Unite, 15/03/2016, n. 5073     Continua »

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L’art. 73, comma 3° del D.P.R. n. 633 del 1972, prevede l’istituzione di un particolare meccanismo di assolvimento dell’Iva, facoltativo, comportante la perdita, da parte delle società controllate, della disponibilità dei rispettivi saldi Iva ed il trasferimento dei relativi crediti e debiti d’imposta alla società controllante

taxL’art. 73, comma 3° del D.P.R. n. 633 del 1972, prevede l’istituzione di un particolare meccanismo di assolvimento dell’Iva, facoltativo, comportante la perdita, da parte delle società controllate, della disponibilità dei rispettivi saldi Iva ed il trasferimento dei relativi crediti e debiti d’imposta alla società controllante. L’istituto de quo è tale da consentire alla società controllante di compensare con operazione algebrica, i saldi a credito o a debito risultanti dalle liquidazioni periodiche e dalle dichiarazioni annuali proprie e delle società partecipate, restando unico soggetto legittimato al versamento dell’imposta ovvero ad effettuare la scelta tra il rimborso annuale o l’accredito dell’eccedenza dell’imposta per l’anno successivo. Lo strumento dell’ “iva di gruppo” consente, dunque, di realizzare un consolidamento dei crediti e dei debiti d’imposta delle partecipanti al gruppo, con un vantaggio avente natura eminentemente finanziaria, consistente nella possibilità di ottenere un sollecito rimborso dei crediti Iva vantati da una delle società del gruppo mediante compensazione con l’eventuale Iva a debito di altre società dello stesso gruppo. Con tale strumento in sostanza, si evita che le società “a debito” debbano immediatamente versare l’imposta e le società “a credito” siano, invece, costrette ad attendere i tempi non celeri del ricorso ordinario.

Cass. civ. Sez. Unite, 02/02/2016, n. 1915      Continua »

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La prova della “partecipatio fraudis” del terzo, necessaria ai fini dell’accoglimento dell’azione revocatoria ordinaria nel caso in cui l’atto dispositivo sia oneroso e successivo al sorgere del credito, può essere ricavata anche da presunzioni semplici

revocLa prova della “partecipatio fraudis” del terzo, necessaria ai fini dell’accoglimento dell’azione revocatoria ordinaria nel caso in cui l’atto dispositivo sia oneroso e successivo al sorgere del credito, può essere ricavata anche da presunzioni semplici, ivi compresa la sussistenza di un vincolo parentale tra il debitore ed il terzo, quando tale vincolo renda estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente.

Cass. civ. Sez. VI – 3 Ordinanza, 26/01/2016, n. 1404    Continua »

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A norma dell’art. 2044 c.c. è previsto che non è civilmente responsabile colui il quale cagioni un danno per legittima difesa

scrimA norma dell’art. 2044 c.c. è previsto che non è civilmente responsabile colui il quale cagioni un danno per legittima difesa. Tale norma tuttavia, non contiene alcun riferimento alla condizione relativa alla proporzione tra la difesa e l’offesa, per cui non può dubitarsi che la norma civile abbia recepito la nozione dell’esimente penalistica in tutti i suoi elementi, compresa la condizione di proporzionalità tra offesa e difesa, in assenza della quale la reazione difensiva, trasmodando in eccesso, cessa di essere legittima difesa e configura un fatto contra jus, soggetto a sanzione penale e fonte di obbligazione risarcitoria.

Cass. civ. Sez. III, 29/01/2016, n. 1665      Continua »

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Nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l’opposizione, la parte su cui grava l’onere di introdurre il percorso obbligatorio di mediazione, ai sensi del d.lgs. 28 del 2010, è la parte opponente

meddiNel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l’opposizione, la parte su cui grava l’onere di introdurre il percorso obbligatorio di mediazione, ai sensi del d.lgs. 28 del 2010, è la parte opponente: infatti, è proprio l’opponente che ha il potere e l’interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. E’ dunque sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intendere precludere la via breve per percorrere la via lunga. La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice. Del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà l’opposizione allo stesso decreto ingiuntivo.

Clicca per scaricare la sentenza: Cass. Civ., sez. III, sentenza 3 dicembre 2015 n. 24629

 

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