Category Archives: Diritto Penale

Approvato in via definitiva il Codice Antimafia

Schema di Decreto legislativo recante: “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136”

(Testo definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri del 03.08.2011) Read more »

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Sicurezza e straniero irregolare

La direttiva n. 2008/115/CE (non ancora trasposta nel nostro ordinamento), laddove fosse interpretata nel senso che essa intende escludere che lo straniero irregolare sia sottoposto ad una spirale senza fine di intimazioni a lasciare il territorio nazionale e di restrizioni della propria libertà, nella sostanza riconducibili esclusivamente alla sua mancanza di cooperazione al rimpatrio volontario, risulterebbe di certo in contrasto con l’intervento legislativo di cui alla legge n. 94 del 2009, recante delle modifiche al D.Lgs. n. 286 del 1998 che hanno inasprito le pene ivi previste, estendendo le ipotesi in cui la violazione dell’ordine di allontanamento volontario integra un delitto, sì da evidenziare come nell’ordinamento interno l’espulsione coattiva sia tuttavia la scelta prioritaria. In tal senso, infatti, si rileva come, a seguito dell’entrata in vigore della legge di cui sopra, non solo è stato introdotto il reato di ingresso o soggiorno irregolare, prevedendo per esso l’espulsione a titolo di sanzione sostitutiva, ma sono state altresì ribadite e novate sia le norme incriminatrici che le disposizioni regolanti l’ordine di allontanamento volontario e le conseguenze della sua violazione. Ne consegue, come accaduto nel caso concreto, la necessità di chiedere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di pronunciarsi, in via pregiudiziale, sulle questioni di interpretazione degli artt. 2, par. 2, lett. b); 7, par. 1, 4; 8, par. 1, 4; 15, par. 1, 4, 5, 6, della direttiva summenzionata, al fine di stabilire se la norma incriminatrice di cui all’art. 14, comma 5 quater, D.Lgs. n. 286 del 1998, o comunque, la disciplina dell’espulsione che ne costituisce il presupposto, sia in contrasto con la direttiva de qua, dal momento che, se così fosse, lo Stato avrebbe violato l’obbligo di astenersi durante la pendenza del termine di trasposizione della direttiva in questione dall’adottare disposizioni che possano compromettere diritti, la cui tutela costituisce il risultato prescrittivo della normativa comunitaria e che, dunque, non potrebbero dare causa a condanne.

Cass. pen. Sez. I, 08/03/2011, n. 11050

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E’ reato modificare la consolle Nintendo

Rientrano nella fattispecie penale prevista dall’art. 171-ter, comma primo, lett. f-bis), L. 22 aprile 1941, n. 633, tutti i congegni principalmente finalizzati a rendere possibile delusione delle misure tecnologiche di protezione apposte su materiali od opere protette dal diritto d’autore, non richiedendo la norma incriminatrice la loro diretta apposizione sulle opere o sui materiali tutelati

Cassazione, sez. III, 7 marzo 2011, n. 8791

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Stupefacenti: detenzione, spaccio, cessione, acquisto

In merito al reato di cui all’art. 73 del D.P.R. n. 309 del 1990, non spetta alla difesa dell’imputato fornire la dimostrazione di un uso personale dello stupefacente detenuto, dovendo essere sempre l’accusa, in ossequio ai principi generali, a dover provare una detenzione della droga per scopi diversi. Di talché, il mero dato quantitativo del superamento dei limiti tabellari di quantità detenibili di droga previsti dal summenzionato art. 73, comma 1 bis, lett. a), non implica alcuna inversione dell’onere della prova a carico dell’imputato, né tanto meno introduce una presunzione relativa della destinazione della droga ad un’attività cessoria. (Nel caso concreto si è annullata senza rinvio, perché il predetto reato attribuito all’odierno ricorrente non sussiste, la sentenza gravata con cui, contrariamente a quanto statuito in primo grado, si era pronunciata condanna, basata esclusivamente sulla circostanza che l’odierno ricorrente era stato rinvenuto in possesso di un quantitativo di sostanze stupefacenti maggiore rispetto ai limiti tabellari di cui sopra, in assenza di altri elementi probatori che potessero supportare la tesi dell’accusa). Read more »

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Ricettazione ed incauto acquisto

Il delitto di riciclaggio ex art. 648 bis c.p., in quanto tradotto in una norma penale a più fattispecie, non costituisce un reato a consumazione anticipata, per cui nelle ipotesi in cui il reato sia commesso mediante lo spostamento di fondi su conto corrente, il prelievo in contanti o il trasferimento del denaro da un conto all’altro costituisce non già un mero post factum, bensì un’ulteriore modalità di commissione del delitto previsto e punito dall’art. 648 bis c.p. La circostanza siffatta acquista particolare rilievo ai fini del computo dei termini di prescrizione del reato, in quanto, stante la fungibilità del denaro, non bisogna avere riguardo al termine di versamento della relativa provvista, poiché essa non è più distinguibile una volta avutosene il versamento su un conto corrente alimentato da una molteplicità di versamenti.

Cass. pen. Sez. II, 07/01/2011, n. 546

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Modificare la Playstation, il Nintendo, il Wii e tutte le consolle videogioco: Cassazione penale, sez. III, sentenza 11 maggio 2010, n. 23765

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPO Ernesto – Presidente -

Dott. TERESI Alfredo – Consigliere -

Dott. SQUASSONI Claudia – Consigliere -

Dott. FRANCO Amedeo – Consigliere -

Dott. SARNO Giulio – rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente: Read more »

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Concessione della sospensione condizionale

E’ manifestamente contraddittoria e, quindi, deve essere cassata relativamente a tale aspetto, la pronuncia con la quale l’organo giudicante, pur escludendo l’applicabilità delle circostanze attenuanti generiche in considerazione della prognosi di spiccata tendenza a delinquere del reo, conceda al medesimo la sospensione condizionale della pena, beneficio riconosciuto, tenuti presenti i parametri indicati dall’art. 133 c.p., sulla base di una ragionevole previsione di un futuro favorevole reinserimento nella vita sociale e, quindi, di normalizzazione della condotta del condannato. Nel caso specifico la Corte ha ritenuto incompatibili tanto sul piano logico quanto su quello giuridico la mancata concessione delle attenuanti generiche, sulla base della spiccata pericolosità riscontrata nel campo degli stupefacenti in capo al soggetto che aveva commesso il reato pur essendo sottoposto all’obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria per fatti aventi medesima natura, con il riconoscimento della sospensione condizionale della pena che, appunto, presuppone al contrario un giudizio positivo circa la successiva condotta del reo.

Cass. pen. Sez. VI, 29/04/2010, n. 18501

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La parte civile può impugnare l’assoluzione del giudice di pace pronunciata perché il fatto non costituisce reato

Cassazione Penale n.47955 del 16/12/2009

Parte civile più tutelata di fronte al giudice di pace. Può infatti impugnare le sentenze che hanno assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 47995 di oggi, ha messo nero su bianco che “sussiste l’interesse della parte civile ad impugnare, ai fini civili, la sentenza di assoluzione dell’imputato con la formula perché il fatto non costituisce reato (per mancanza dell’elemento psicologico), in quanto ai sensi dell’art. 652 c.p.p. l’azione civile per il risarcimento del danno da fatto illecito è preclusa, oltre che nei casi in cui l’imputato sia stato assolto per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, anche quando egli sia stato assolto perché il fatto non costituisce reato”.

a cura di Debora Alberici – Tratto da Cassazione.net

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Violazione obblighi di assistenza familiare

La pronuncia della decadenza dalla potestà genitoriale non altera i doveri di assistenza del genitore decaduto, penalmente sanzionati; tale provvedimento non incide sulla responsabilità penale e, pertanto, non preclude la commissione del reato di cui all’art. 570, commi primo e secondo, c.p. e non ne fa venire meno la permanenza.

Cassazione penale , sez. VI, 29 ottobre 2009 , n. 43288

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Disastro ambientale e risarcimento del danno

Il responsabile del disastro ambientale deve risarcire il danno morale ai residenti nell’area in quanto soggetti a rischio: va ristorata la lesione costituita dalla paura di ammalarsi come conseguenza del reato ex art. 449 c.p. (nella specie, la Corte ha confermato il risarcimento per i cittadini di un paese che, in seguito alla fuoriuscita di diossina da una fabbrica, erano stati ripetutamente sottoposti a controlli sanitari e a un regime di vigilanza; a detta della Corte, il danno non patrimoniale da risarcire andava ravvisato nel patema d’animo indotto in ognuno dei cittadini dalla preoccupazione per il proprio stato di salute, dopo la consumazione del reato di disastro ambientale).

Cassazione civile , sez. III, 13 maggio 2009 , n. 11059

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Condannato per truffa l’avvocato che chiede deposito non dovuto

Rischia il carcere per truffa e patrocinio infedele l’avvocato che fa lasciare al suo assistito del denaro a titolo di deposito cauzionale non necessario, cioè con una finta causale. C’è di più. Il cliente può incastrarlo registrando le conversazioni telefoniche.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20066 del 12 maggio 2009, ha confermato la condanna a due anni di reclusione per truffa aggravata e patrocinio infedele nei confronti di un legale che, “a danno del proprio assistito”, si era fatto consegnare 7mila euro “al fine di costituire deposito cauzionale per ottenere la cancellazione di un’ipoteca” assolutamente ininfluente per il contratto di compravendita che stava seguendo. [ scarica la sentenza ]

Tratto da Cassazione.net

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Divieto di accesso agli stadi e, in genere, ai luoghi di svolgimento di competizioni sportive: sanzioni

Se ad un ultrà, pregiudicato e già sottoposto a precedenti Daspo, viene imposto il quadruplice obbligo di presentarsi in Questura in occasione degli incontri di calcio disputati in casa dalla sua squadra del cuore, dal provvedimento dell’autorità di pubblica sicurezza devono emergere i motivi del perché di tali modalità di adempimento della misura preventiva da parte del tifoso. Il controllo di legalità del giudice deve riguardare oltre all’esistenza di tutti i presupposti legittimanti l’adozione dell’atto da parte dell’autorità amministrativa, anche la durata della misura che, se ritenuta eccessiva, può essere congruamente ridotta dal giudice della convalida, così come possono essere modificate le modalità con le quali deve essere ottemperato l’obbligo di presentazione affinché non risultino inutilmente gravose.

Cassazione penale , 12 marzo 2009 , n. 13743

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