Archivio Categoria: Diritto del Lavoro

L’art. 1, comma 42, della legge n. 92 del 2012, nel novellare il testo dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, non trova applicazione alle fattispecie di licenziamento oggetto dei giudizi pendenti innanzi alla Corte di Cassazione alla data della sua entrata in vigore

licenziamento10L’art. 1, comma 42, della legge n. 92 del 2012, nel novellare il testo dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, non trova applicazione alle fattispecie di licenziamento oggetto dei giudizi pendenti innanzi alla Corte di Cassazione alla data della sua entrata in vigore. Tale principio trova peraltro applicazione anche con riferimento ai giudizi pendenti (alla data di entrata in vigore della novella) nei gradi di merito ovvero in sede di rinvio. Ciò perchè, con la L. n. 92 del 2012, è stata introdotta una nuova, complessa ed articolata disciplina dei licenziamenti, che àncora le sanzioni irrogabili per effetto della accertata illegittimità del recesso a valutazioni di fatto incompatibili non solo con il giudizio di legittimità, ma anche con una eventuale rimessione al giudice di merito che dovesse applicare uno dei possibili sistemi sanzionatori conseguenti alla qualificazione del fatto (giuridico) determinativo del provvedimento espulsivo. Un tale sistema, che non incide sul solo apparato sanzionatorio ma impone un approccio diverso alla qualificazione giuridica dei fatti, risulta incompatibile con una sua immediata applicazione ai processi in corso.

Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 22-04-2014, n. 9098   Continua »

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Disabile: valutazione del trasferimento dal posto di lavoro

handy-al-lavoroIn ordine alla tutela delle persone handicappate, in base ad un’interpretazione dell’art. 33, comma 6, della legge n. 104 del 1992, orientata alla complessiva considerazione dei valori costituzionali coinvolti, il diritto della persona handicappata di non essere trasferita senza il suo consenso ad altra sede, se, da un lato, non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’impresa o della Pubblica Amministrazione, dall’altro lato, non è attuabile ove sia accertata, anche in sede giurisdizionale, l’incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro.

Cass. civ. Sez. lavoro, 05/11/2013, n. 24775   Continua »

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L’insegnante parla male dell’Istituto scolastico? Licenziato per comportamento lesivo

scuola-280x150Costituisce comportamento gravemente lesivo del decoro e della reputazione di un istituto scolastico quello posto in essere dall’insegnante che si sia concretizzato nel sostenere, interloquendo con i genitori degli alunni, la notevole inadeguatezza dell’istituto e la carente preparazione didattica dei colleghi, con conseguente suggerimento, agli interlocutori, di iscrivere altrove i propri figli. Tale condotta, invero, integra certamente una violazione dei doveri fondamentali ed elementari di fedeltà e di correttezza che gravano su qualsiasi lavoratore, non potendo in alcun modo essere ricondotta, per la sua offensività, ad una legittima critica dell’operato della parte datoriale e legittima, in quanto tale, il licenziamento disciplinare dell’insegnante. Né, in senso contrario, può attribuirsi rilievo alla mancata esposizione del codice disciplinare, in quanto trattasi di inadempienze talmente gravi e plateali da non necessitare di alcuna pubblicità disciplinare, essendo intuitivo il dovere di eliminarle e, dunque, legittimo il recesso datoriale.

Cass. civ. Sez. lavoro, 06/11/2013, n. 24989  Continua »

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il ricorrente che in sede di legittimità denunci il difetto di motivazione sulla scorta di un determinato documento ovvero di risultanze probatorie, ha l’onere di indicare in maniera specifica le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato o erroneamente interpretato dal giudice di merito

Roma_2011_08_07_Palazzo_di_GiustiziaIn seno al ricorso per Cassazione, il ricorrente che in sede di legittimità denunci il difetto di motivazione sulla scorta di un determinato documento ovvero di risultanze probatorie, ha l’onere di indicare in maniera specifica le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato o erroneamente interpretato dal giudice di merito, producendolo in giudizio o indicandone, a pena di improcedibilità, la sua esatta ubicazione all’interno dei fascicoli di causa. Tanto si rende necessario al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse.

Cass. civ. Sez. lavoro, 07/10/2013, n. 22789 Continua »

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In tema di licenziamento illegittimo ed, in particolare, in relazione all’indennità sostitutiva in luogo della reintegrazione nel posto di lavoro, si registrano contrastanti pronunce giurisdizionali: assegnazione alle SS.UU.

licenziamentoIn tema di licenziamento illegittimo ed, in particolare, in relazione all’indennità sostitutiva in luogo della reintegrazione nel posto di lavoro, si registrano contrastanti pronunce giurisdizionali. Ed infatti, da un lato, si afferma che siffatta indennità è volta a garantire il lavoratore a non subire, o a ridurre al minimo, i pregiudizi conseguenti al licenziamento illegittimo, dissuadendo il datore di lavoro dall’inadempimento dell’obbligo indennitario. Di talché, in caso di ritardato pagamento dell’indennità de qua, ferma l’irrevocabilità della scelta del lavoratore e la non ripristinabilità del rapporto, il danno spettante al lavoratore deve essere commisurato alle retribuzioni maturate fino al giorno del pagamento dell’indennità sostitutiva e non solo fino alla data in cui il lavoratore ha operato la scelta. Altro orientamento giurisdizionale, invece, dall’altro lato, ha ritenuto che la richiesta del pagamento dell’indennità sostitutiva in luogo della reintegrazione, determina la cessazione del rapporto di lavoro, sicché, esercitando la facoltà di scelta, il lavoratore rinuncia alla prestazione alternativa ed alla continuazione del rapporto, con la preclusione della possibilità di chiedere l’altra prestazione, e cioè le retribuzioni maturate successivamente alla scelta da lui operata. A fronte di tale contrasto, ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c., la causa è stata rimessa al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della Suprema Corte.

Cass. civ. Sez. lavoro Ordinanza, 31/07/2013, n. 18369   Continua »

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Il lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, dovendosi escludere un’incompatibilità assoluta tra ferie e malattia

o.95016_originalIl lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, dovendosi escludere un’incompatibilità assoluta tra ferie e malattia. Ed infatti, si è evidenziato come non sarebbe corretto precludere il diritto alle ferie in ragione delle condizioni psico-fisiche inidonee al loro pieno godimento, perché si renderebbe così impossibile l’effettiva fruizione delle ferie. Altresì, deve rilevarsi come spetti al datore di lavoro, cui è generalmente riservato il diritto di scelta del tempo delle ferie, dimostrare, ove sia stato investito di tale richiesta, di aver tenuto conto, nell’assumere la relativa decisione, del rilevante e fondamentale interesse del lavoratore ad evitare in tal modo la possibile perdita del posto di lavoro per scadenza del periodo di comporto.

Cass. civ. Sez. lavoro, 07/06/2013, n. 14471 Continua »

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La previsione della risoluzione del patto di non concorrenza rimessa all’arbitrio del datore di lavoro costituisce una clausola nulla per contrasto con norme imperative

500_2631_72953496604_72743896604_2728613_2989311_nLa previsione della risoluzione del patto di non concorrenza rimessa all’arbitrio del datore di lavoro costituisce una clausola nulla per contrasto con norme imperative. Ciò per evitare, da un lato, che al datore di lavoro sia attribuito il potere di incidere unilateralmente sulla durata temporale del vincolo, sì da vanificare la previsione della fissazione di un termine certo e, dall’altro lato, che l’attribuzione patrimoniale pattuita a favore del lavoratore in merito all’obbligo di non concorrenza possa venire meno solo in virtù della volontà del datore di lavoro.

Cass. civ. Sez. lavoro, 08/01/2013, n. 212  Continua »

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