E’ inesistente la notifica a mezzo posta degli atti tributari se non è eseguita da Poste Italiane

In tema di contenzioso tributario, la notifica a mezzo di posta del ricorso introduttivo del giudizio tributario effettuata mediante un servizio gestito da un licenziatario privato deve ritenersi inesistente, e come tale non suscettibile di sanatoria, atteso che il d.lg. n. 261 del 1999 stabilisce che per esigenze di ordine pubblico sono comunque affidati in via esclusiva alle Poste Italiane s.p.a. le notificazioni a mezzo posta degli atti giudiziari di cui alla legge n. 890 del 1982, tra cui vanno annoverate quelle degli atti tributari sostanziali e processuali.

Cassazione civile, sez. VI, 08/01/2018,  n. 234
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Alle Sezioni Unite stabilire se è nulla la notifica eseguita da ufficiale giudiziario addetto a una sede differente da quella di appartenenza

Sussistono le condizioni per la rimessione degli atti al Primo Presidente, affinché valuti l’opportunità di assegnare la trattazione e la decisione del ricorso alle Sezioni Unite, in merito alla eventuale nullità della notifica eseguita da ufficiale giudiziario addetto a una sede differente da quella di appartenenza

Cassazione civile, sez. II, 08/01/2018, n. 179 

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Sulla validità della procura alle liti rilasciata dal legale rappresentante di una società

La procura alle liti, rilasciata nel ricorso per cassazione dal legale rappresentante di una società, è valida quando dal mandato speciale integrato dall’intestazione del ricorso risultino indicate la qualifica e la posizione nell’organizzazione societaria della persona fisica che conferisce al difensore l’incarico di rappresentare e difendere la persona giuridica; ove però la fonte della legittimazione di tale potere sia oggetto di contestazione ad opera della controparte, è la società rappresentata ad essere onerata di fornire la prova del potere rappresentativo della persona fisica che, per la posizione che occupa nella società medesima, tale potere abbia legittimamente speso rilasciando la procura speciale.

Cassazione civile, sez. I, 10/01/2018, n. 368.
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Revocatoria fallimentare e conoscenza da parte dell’accipiens dello stato di insolvenza

In tema di revocatoria fallimentare la sola circostanza che la società, poi fallita, avesse preso a effettuare pagamenti non più dilazionati, non può essere assunta come indice assolutamente e univocamente rivelatore della conoscenza da parte dell’accipiens dello stato di insolvenza del solvens.

Cassazione civile, sez. I, 10/01/2018, n. 385  Continua »

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Procura alla liti, non è ammessa una ratifica con efficacia retroattiva

La regola secondo cui gli atti posti in essere da soggetto privo, anche parzialmente, del potere di rappresentanza possono essere ratificati con efficacia retroattiva (salvi i diritti dei terzi) non opera nel campo processuale, ove la procura alle liti costituisce il presupposto della valida instaurazione del rapporto processuale e può essere conferita con effetti retroattivi solo nei limiti stabiliti dall’art. 125 cod. proc. civ..

Cassazione civile, sez. lav., 10/01/2018,  n. 336

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Notifica ex art. 15 comma 3 LF

In tema di fallimento, l’art. 15, comma 3 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, stabilisce che il ricorso per la dichiarazione di fallimento ed il relativo decreto di convocazione devono essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore. Solo quando, per qualsiasi ragione, la notificazione via PEC non risulti possibile o non abbia esito positivo, la notifica andrà eseguita dall’Ufficiale Giudiziario che, a tal fine, dovrà accedere di persona presso la sede legale del debitore risultante dal registro delle imprese, oppure, qualora neppure questa modalità sia attuabile a causa dell’irreperibilità del destinatario, depositerà l’atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro. Tale norma detta in materia una disciplina speciale, del tutto distinta da quella che, nel codice di rito, regola le notificazioni degli atti del processo: va escluso, pertanto, che residuino ipotesi in cui il ricorso di fallimento e il decreto di convocazione debbano essere notificati, ai sensi degli artt. 138 e segg. o 145 c.p.c. (a seconda che l’impresa esercitata dal debitore sia individuale o collettiva), nei diretti confronti del titolare della ditta o del legale rappresentante della società.

Cass. civ. Sez. VI – 1 Ordinanza, 11/12/2017, n. 29630.
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L’art. 15, ultimo comma, della legge fallimentare prevede espressamente che il superamento dell’ammontare minimo dei debiti scaduti e non pagati al quale è subordinata la dichiarazione di fallimento deve risultare dagli atti dell’istruttoria prefallimentare

L’art. 15, ultimo comma, della legge fallimentare prevede espressamente che il superamento dell’ammontare minimo dei debiti scaduti e non pagati al quale è subordinata la dichiarazione di fallimento deve risultare dagli atti dell’istruttoria prefallimentare, in tal modo escludendo la possibilità di avvalersi di accertamenti successivi effettuati in sede di verifica dello stato passivo. Tale interpretazione, imposta dal tenore letterale della norma, trova conferma nella relazione ministeriale al D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, la quale evidenzia la funzione deflattiva della norma in esame, volta ad evitare l’apertura di procedure fallimentari nei casi in cui si possa ragionevolmente presumere che i costi delle stesse superino i ricavi distribuibili ai creditori. La relazione sottolinea inoltre come la norma in questione eviti d’interferire con il profilo dell’accertamento dello stato d’insolvenza, quale presupposto oggettivo del fallimento, con ciò intendendo affermare che la sussistenza di una situazione debitoria inferiore ai trentamila euro sfugge ad ogni ulteriore verifica in sede fallimentare, anche in rapporto allo stato d’insolvenza riscontrabile in sede di accertamento dello stato passivo, dovendo essere valutata esclusivamente in sede prefallimentare, ai fini della dichiarazione o meno del fallimento.

Cass. civ. Sez. VI – 1 Ordinanza, 21/12/2017, n. 30680
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