Archivi Tag: art. 2059 c.c.

Valutazione e liquidazione invalidita’ permanente e temporanea in genere

Fermo restando che gli effetti pregiudizievoli della lesione della salute del soggetto leso danno luogo ad un danno patrimoniale di lucro cessante in quanto ne eliminino o riducano la capacità di produrre reddito, occorre, però, considerare che i postumi permanenti di piccola entità, non essendo idonei ad incidere sulla capacità di guadagno, non pregiudicano la capacità lavorativa e rientrano invece nel danno biologico come menomazione della salute psicofisica della persona. Pertanto, se il grado di invalidità non consente, per la sua entità o per il non attuale esercizio di attività lavorativa da riparte del soggetto leso, una valutazione prognostica e dunque l’apprezzamento del lucro cessante, va privilegiato un meccanismo di liquidazione -quello del danno alla salute- capace di cogliere nella sua totalità il pregiudizio subito dal soggetto nella sua integrità psico-fisica.

Cassazione civile  sez. III, 24 febbraio 2011, n.4493

Il danno morale è voce di danno autonoma dal danno biologico. Tribunale Palermo, 3 giugno 2009

Il caso è tra quelli più classici: un’automobilista si immette nella corsia di marcia, provenendo da un distributore di benzina, senza dare precedenza ad uno scooter che sopravveniva, provocando la rovinosa caduta del motociclista.
Secondo il Giudice di Palermo “sebbene in una materia peculiare, qual è il riconoscimento di particolari infermità da cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni militari all’estero, il legislatore ha stabilito che il danno morale va calcolato, in aggiunta al biologico, caso per caso, tenendo conto della entità della sofferenza e del turbamento dello stato d’animo, oltre che della lesione alla dignità della persona, connessi ed in rapporto all’evento dannoso, in una misura fino ad un massimo di due terzi del valore percentuale del danno biologico”. Continua »

Disastro ambientale e risarcimento del danno

Il responsabile del disastro ambientale deve risarcire il danno morale ai residenti nell’area in quanto soggetti a rischio: va ristorata la lesione costituita dalla paura di ammalarsi come conseguenza del reato ex art. 449 c.p. (nella specie, la Corte ha confermato il risarcimento per i cittadini di un paese che, in seguito alla fuoriuscita di diossina da una fabbrica, erano stati ripetutamente sottoposti a controlli sanitari e a un regime di vigilanza; a detta della Corte, il danno non patrimoniale da risarcire andava ravvisato nel patema d’animo indotto in ognuno dei cittadini dalla preoccupazione per il proprio stato di salute, dopo la consumazione del reato di disastro ambientale).

Cassazione civile , sez. III, 13 maggio 2009 , n. 11059

Danni da fumo di sigarette passivo

Deve essere riconosciuto il diritto ad ottenere un risarcimento a titolo di danno esistenziale determinato da immissioni moleste di fumo di sigarette ai componenti di una famiglia che, abitando sopra un bar frequentato da molti fumatori, non può vivere liberamente nel proprio appartamento, in quanto la presenza degli impianti di filtraggio collocati proprio sotto le finestre dell’abitazione ne impedisce l’apertura.

Cassazione civile , sez. III, 31 marzo 2009 , n. 7875

Danno non patrimoniale: le prime sentenze dei Tribunali dopo le SS.UU.

Si rendono disponibili per il download le prime sentenze dopo la pronuncia delle SS.UU. in materia di “danno non patrimoniale”

Sentenza del Tribunale di Catania

Sentenza del Tribunale di Potenza

Danno non patrimoniale

Il danno c.d. esistenziale, non costituendo una categoria autonoma di pregiudizio, ma rientrando nel danno morale, non può essere liquidato separatamente solo perché diversamente denominato. Il diritto al risarcimento del danno morale, in tutti i casi in cui è ritenuto risarcibile, non può prescindere dalla allegazione da parte del richiedente, degli elementi di fatto dai quali desumere l’esistenza e l’entità del pregiudizio

Cassazione civile , sez. un., 16 febbraio 2009 , n. 3677

Danni patrimoniali e non patrimoniali (morali)

Il cd. “danno esistenziale” non costituisce un’autonoma categoria di danno e tutti i danni non patrimoniali devono essere ricondotti nell’ambito della previsione dell’art. 2059 c.c., ivi compreso il “danno da perdita del rapporto parentale”. Qualora la perdita sofferta sia di particolare gravità, è legittima la decisione che incrementa il ristoro in ragione della giovane età della vittima e del ruolo di riferimento familiare per i figli piccoli.

Cassazione civile , sez. un., 14 gennaio 2009 , n. 557