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Reati informatici (computer crimes)

Non costituisce accesso abusivo ai sensi dell’art. 615 ter c.p. la condotta del dipendente dell’agenzia delle entrate, autorizzato all’uso del sistema informatico, che accede alla banca dati dell’anagrafe tributaria, in assenza di qualche accertamento in corso da parte dell’ente, per mancanza dell’elemento oggettivo posto che l’accesso al sistema informatico è stato effettuato per pochi secondi non per prendere cognizione di dati sensibili quali le informazioni fiscali, bensì solo per prendere visione di dati anagrafici, di pubblica conoscenza e conoscibilità e non sottoposti dall’ordinamento ad alcuna forma di tutela della riservatezza.

Uff. Indagini preliminari Nola, 11 dicembre 2007

Domicilio informatico o telematico (personal computer) accesso abusivo al sistema informatico

La duplicazione dei dati contenuti nel server costituisce condotta tipica del reato di accesso abusivo, atteso che l’intrusione informatica punibile può sostanziarsi sia nella semplice lettura che nella copiatura dei dati contenuti nel sistema; il termine accesso, infatti, deve essere interpretato non tanto come collegamento fisico, ma quanto logico. Pertanto, per accesso deve intendersi non l’accensione dello schermo, ma il superamento della barriera di protezione del sistema che rende possibile il dialogo con il medesimo in modo che l’agente viene a trovarsi nella condizione di conoscere dati, informazioni e programmi. Conoscenza che, ovviamente, può avvenire sia con la lettura che con la copiatura degli stessi.

Cassazione penale , sez. V, 08 luglio 2008 , n. 37322