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Opposizione a D.I.

In tema di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente che abbia assegnato al creditore opposto un termine di comparizione inferiore a quello ordinario pari a 60 giorni deve, a pena di improcedibilità dell’opposizione, costituirsi entro 5 giorni decorrenti dalla data della notificazione dell’atto di citazione in opposizione, ovvero in un termine pari alla metà di quello di costituzione ordinario. La regola, infatti, espressa dall’art. 165, comma 1, c.p.c., secondo cui deve sussistere uno stretto legame tra i termini di comparizione e quelli di costituzione al fine di rendere coerente il sistema nei procedimenti che esigono una pronta trattazione, è espressione di un principio generale di razionalità ed uniformità che deve, dunque, considerarsi applicabile anche al giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ex art. 645 c.p.c.. L’abbreviazione, pertanto, del termine di costituzione dell’opponente è una conseguenza automatica del fatto che all’opposto sia stato concesso un termine di comparizione inferiore a quello ordinario, risultando del tutto irrilevante che la fissazione di tale termine sia dipesa da una scelta consapevole dell’opponente o da un mero errore materiale nel calcolo dello stesso. Invero, i termini di costituzione dell’opponente e dell’opposto risultano sempre dimezzati rispetto a quelli ordinari per il solo fatto che è stata proposta l’opposizione in parola, atteso che l’art. 645 c.p.c. prevede espressamente che in ogni caso di opposizione i termini a comparire siano ridotti a metà. La tardiva costituzione dell’opponente deve, dunque, essere equiparata alla sua mancata costituzione con la conseguente improcedibilità dell’opposizione. (In tal senso, nel caso concreto, si è ritenuto privo di fondamento il ricorso promosso dal ricorrente avverso la sentenza gravata che, stante quanto suesposto, aveva correttamente dichiarato improcedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo a causa della tardiva costituzione dell’opponente nei termini dimezzati in virtù dell’abbreviazione dei termini di comparizione concessi all’opposto, ritenendo irrilevante l’eccezione sollevata in merito al fatto che tali termini fossero frutto di un mero errore materiale nel calcolo degli stessi e non di una consapevole scelta dell’opponente).

Cass. civ. Sez. Unite, 09/09/2010, n. 19246

Opposizione a decreto ingiuntivo

Allorquando con il ricorso per decreto ingiuntivo viene chiesto il riconoscimento di un credito in difetto delle condizioni speciali di ammissibilità della tutela monitoria e venga successivamente proposta l’opposizione da parte dell’ingiunto con la deduzione, fra l’altro, dell’emissione del decreto nonostante quel difetto (per tutto o parte del credito), nel giudizio a cognizione piena che viene introdotto formalmente con l’opposizione, la domanda giudiziale oggetto della cognizione del giudice dell’opposizione, a parte l’eventualità che lo stesso opponente introduca a sua volta in via riconvenzionale domande ed a parte l’eventualità che a sua volta ne introduca lo stesso opposto, è individuata automaticamente in quanto è stato richiesto, sia pure parzialmente o totalmente con il ricorso per decreto ingiuntivo, atteso che l’opposizione determina l’insorgenza del dovere di provvedere con le regole della cognizione piena su quanto è stato richiesto con il decreto ingiuntivo e nel relativo giudizio l’opposto è attore in senso sostanziale e l’opponente è convenuto in senso sostanziale. Pertanto, il fatto che il creditore si limiti a chiedere il rigetto dell’opposizione non restringe la cognizione del giudice dell’opposizione al solo controllo sulla legittimità o meno dell’emissione per il credito a titolo di danno. Introdotta l’opposizione, il controllo si estende automaticamente sulla sussistenza della relativa pretesa creditoria e, quindi, non costituisce domanda nuova quella proposta in appello che chiede di pronunciarsi sulla debenza della somma.

Cassazione civile  sez. III del  5/01/2010 n.28