Archivi Tag: l. 89/2001

Cassazione Civili: abuso del processo nella richiesta di equo indennizzo

Configura un abuso del processo la condotta dei ricorrenti che pur essendo stati parti di una medesima procedura iniziata nell’aprile del 1993 avanti al TAR del Lazio (avendo proposto un’identica domanda concernente l’adeguamento triennale dell’indennità giudiziaria) e pertanto essendo la domanda di riconoscimento dell’equo indennizzo per l’eccessiva durata di tale procedura basata sullo stesso presupposto giuridico e fattuale, hanno proposto nello stesso ristretto arco temporale dieci distinti ricorsi alla Corte d’appello competente con il patrocinio del medesimo difensore. Continua »

Equa riparazione e lite collettiva

La sofferenza morale prodotta nelle parti dall’eccessivo protrarsi del processo va riconosciuta anche nel caso di lite promossa collettivamente, nel caso di specie in corrispondenza ad una rivendicazione di categoria di taglio sindacale, così come l’esito sfavorevole della lite non esclude il diritto all’equa riparazione per il ritardo, se non nei casi in cui sia ravvisabile un vero e proprio abuso del processo, configurabile allorquando risulti che il soccombente abbia promosso una lite temeraria o abbia artatamente resistito in giudizio al solo fine di perseguire, con tattiche processuali di varia natura, il perfezionamento della fattispecie di cui alla legge n. 89 del 2001. Nè d’altra parte può gravarsi l’interessato di oneri di prova o specifica allegazione di circostanze a sostegno della deduzione del sofferto danno morale, incompatibili con la presunzione di sussistenza di tale danno.

Cass. civ. Sez. I, 02/04/2010, n. 8179

Class Action e Equa riparazione

La sofferenza morale prodotta nelle parti dall’eccessivo protrarsi del processo va riconosciuta anche nel caso di lite promossa collettivamente, nel caso di specie in corrispondenza ad una rivendicazione di categoria di taglio sindacale, così come l’esito sfavorevole della lite non esclude il diritto all’equa riparazione per il ritardo, se non nei casi in cui sia ravvisabile un vero e proprio abuso del processo, configurabile allorquando risulti che il soccombente abbia promosso una lite temeraria o abbia artatamente resistito in giudizio al solo fine di perseguire, con tattiche processuali di varia natura, il perfezionamento della fattispecie di cui alla legge n. 89 del 2001. Nè d’altra parte può gravarsi l’interessato di oneri di prova o specifica allegazione di circostanze a sostegno della deduzione del sofferto danno morale, incompatibili con la presunzione di sussistenza di tale danno.

Cass. civ. Sez. I, 02/04/2010, n. 8179

Sull’equa riparazione competente il giudice della Corte d’Appello del distretto dove c’è stato il giudizio di merito

Rivoluzionata la competenza sull’equa riparazione, anche per non intasare la Corte d’Appello di Roma. Infatti il cittadino che chiede il ristoro per la giustizia lenta dovrà instaurare la causa di fronte alla Corte d’Appello del distretto dove si è svolta la causa di merito durata troppo a lungo. CASS. CIVILE SS.UU. del 16/03/2010 n.6306

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Il diritto all’indennizzo per irragionevole durata del processo è in capo ai singoli condomini e non in capo al condomino

Il diritto all’equo indennizzo per la irragionevole durata di un processo non spetta all’ente condominiale che e’ preposto unicamente alla gestione della cosa comune in quanto l’eventuale patema d’animo conseguente alla pendenza del processo incide unicamente sui condomini che quindi sono titolari uti singuli del diritto al risarcimento. Il condominio, in quanto ente di gestione  privo di personalita’ giuridica autonoma, è volto  all’amministrazione e tutela  delle cose comuni per le quali  l’amministratore puo’ agire  in virtu’ di  delibera assembleare anche non totalitaria  mentre per quanto concerne i diritti che i condomini vantano unicamente uti singuli, quale quello al risarcimento per l’ingiusta durata del processo,  e’ necessario lo specifico mandato da parte di tutti i condomini – Cassazione Civile, Sezione I, 23 ottobre 2009 n. 22558
(Presidente Dott. Adamo Mario, relatore Dott. Zanichelli Vittorio) Continua »

EQUA RIPARAZIONE: CRITERI DI DETERMINAZIONE DEL DANNO NON PATRIMONIALE

Con la sentenza in questione, la Cassazione è ritornata sul criterio di quantificazione del danno non patrimoniale, precisando e modificando quanto aveva affermato con la sentenza n. 16086 del 2009;in particolare ha confermato che la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a euro 750,00 per ogni anno di ritardo, ma ha aggiunto che tale cifra debba valere in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, e debba, invece, essere non inferiore a euro 1000 per quelli successivi, in quanto l’irragionevole durata eccedente tale periodo da ultimo indicato comporta un evidente aggravamento del danno.

scarica il testo completo dal Sito della Cassazione: Sentenza n. 21840 del 14 ottobre 2009 (Sezione Prima Civile, Presidente P. Vittoria, Relatore L. Salvato)

oppure consultalo da qui: documento in pdf

Al Condominio non spetta l’equa riparazione

La Corte di Cassazione (sent. n.22558 del 22/10/2009) ha stabilito, accogliendo il ricorso del Ministero della Giustizia e rovesciando la decisione di merito, che l’amministratore non può chiedere allo Stato l’equa riparazione per un processo troppo lento.
Precisa la Suprema Corte che i singoli condomini possono agire personalmente se la causa condominiale è andata troppo per le lunghe mentre il condominio, non avendo personalità giuridica, resta inerme di fronte alle lungaggini processuali.